Il silenzio come punizione
- claudia colombo
- 9 dic 2024
- Tempo di lettura: 2 min

Ritorno ancora una volta su un meccanismo molto diffuso e causa di notevole sofferenza nelle relazioni: il silenzio punitivo. Si tratta di una delle forme più subdole di abuso emotivo, un'arma invisibile per evitare il confronto diretto e gestire la relazione in modo manipolatorio, tipica di soggetti narcisisti ma non solo. Come indicato in questa vignetta schematica e chiara che ho tratto da "GuidaPsicologi", è una forma di aggressione emotiva che rientra a pieno diritto nello stile passivo-aggressivo. Essa viene adottata da persone che utilizzano sistematicamente il silenzio come arma di gestione nei conflitti, per ottenere ciò che vogliono dall'altro, colpevole in qualche grado. Si tratta di una forma di controllo manipolatorio che si basa su un'atmosfera di sospensione, attesa, carica di dubbi, sensi di colpa e domande a cui è impossibile ottenere risposte. Il silenzio viene usato per dominare l'altro, sfuggendo al confronto e alla comunicazione e creando disequilibrio. Lo scopo è consapevolmente quello di ferire l'altro, punirlo e così vincere il conflitto senza affrontarlo. Si tratta di un atteggiamento tossico che mette in scacco l'altro, verso cui si dimostra un atteggiamento di mancanza di rispetto e attenzione. Nell'altra persona infatti crea una situazione di insicurezza, bassa autostima, ansia e sensi di colpa generalizzati. Si tratta inoltre di una forma di deresponsabilizzazione estrema: chi subisce il silenzio viene completamente responsabilizzato del conflitto o dell'errore, insomma della crisi relazionale, da cui può uscire solo accettando le condizioni che l'altro ha imposto per porre fine alla tortura del silenzio e far ripartire la relazione. E' ovvio che, per ottenere il risultato desiderato, chi subisce il silenzio deve essere in una qualche forma di dipendenza da chi lo attua e temerne l'abbandono, altrimenti il meccanismo non sortisce alcun effetto.
Un bambino che ha subito il trattamento del silenzio, più e più volte durante l’infanzia, cresce credendo che questo possa essere la norma, diffidando delle sue percezioni e con difficoltà a riconoscere e gestire le emozioni; sviluppa uno stile di attaccamento insicuro e facilmente instaurerà sempre relazioni dove vige una forma di abuso emotivo.
Come reagire? Allontanandovi, non piegandovi al ricatto, provando a riaprire il dialogo e, nel caso di una relazione stabile (partner, genitore/figlio) o se vi accorgete che trovate sempre persone che attuano questa forma di abuso psicologico, è sicuramente di aiuto per farvi riflettere sulle dinamiche messe in atto e sfuggire a una manipolazione costante, rivolgervi a un professionista. Nessuno dovrebbe essere costretto a subire comportamenti manipolatori, meritate stima e rispetto.
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